18 dicembre 2017

Il re della vergogna


Nessuna assoluzione per un re che decise crimini contro la nostra Patria e contro l'umanità, e che sempre cercò la convenienza personale, o dinastica, contro gli interessi del popolo italiano.
Fino ai vili silenzi e alla fuga finale...
Approvò l'invasione coloniale della Libia.
Condusse l'Italia alla prima guerra mondiale quando l'Italia avrebbe ottenuto di più, insieme alla pace, dalla neutralità. 
La guerra portò a più di 600.000 morti italiani e a un milione di feriti e mutilati.
Regalò il potere al fascismo, senza che ce ne fosse alcuna necessità istituzionale e con un vero colpo di stato, nei giorni che seguirono il 28 ottobre 1922.
Fu felice dell'invasione dell'Etiopia, a base di bombardamenti di gas iprite, e il 6 maggio 1936 si fregiò del titolo di imperatore visto che ad Haile Selassie, l'imperatore d'Etiopia, era stata strappata la terra abitata da sempre dal popolo etiopico.
Fu sostenitore e complice del fascismo in ogni suo atto: dai 5.000 italiani antifascisti uccisi dal 1919 al 1925, alle migliaia di anni di galera comminati a chi dissentiva o criticava, agli assassinii di Nello e Carlo Rosselli o di Giacomo Matteotti; alle deportazioni e alle stragi dei patrioti libici ed etiopici nelle loro stesse terre.
Nel 1938 fu responsabile dell'intervento italiano contro la Repubblica spagnola e dei bombardamenti italiani a tappeto, con migliaia di vittime innocenti, dei paesi baschi spagnoli e di Barcellona.
Il 17 novembre 1938 firmò le "leggi razziali", cioè le leggi razziste, iniziando le persecuzioni contro gli ebrei italiani che da sempre vivevano nel nostro Paese, pagavano le tasse, erano perfino, in buona parte, fascisti.
Accettò di assecondare Mussolini nell'alleanza con la Germania nazista e firmò la dichiarazione di guerra a Francia, Gran Bretagna, Grecia, Russia, USA... nonostante sapesse che l'Esercito italiano aveva i mezzi per combattere qualche settimana e non di più, e che sarebbe andato incontro ad una vergognosa disfatta.
Fece firmare la resa incondizionata dopo una cocente e vergognosa sconfitta che lasciava il popolo italiano alla mercè dell'occupazione tedesca e dei bombardamenti angloamericani.
Non si assunse alcuna colpa o responsabilità davanti al popolo italiano l'8 settembre 1943, nè ordinò di bombardare il Brennero per bloccare l'invasione tedesca dell'Italia.
Fuggì lasciando 4.500.000 di soldati italiani senza alcun ordine; nè mai parlò alla Nazione per riorganizzarne, in qualunque modo, l'identità ferita, lo spirito combattivo, il senso di riscatto, il significato di un nuovo percorso di libertà e concordia.


La cerimonia funebre all'arrivo della salma di Vittorio Emanuele III


11 dicembre 2017

Fico Eataly World?


Un mese fa ha aperto a Bologna uno dei più grandi parchi sul tema delle produzioni agricole e alimentari. Si chiama Fabbrica Italiana COntadina, cioè FICO, è proprietà delle COOP e di Oscar Farinetti, il fondatore di Eataly.
Disposta su 10 ettari di terreno e con quasi mille aziende rappresentate, direttamente o indirettamente, è la più recente impresa di Farinetti.
Fico Eataly World inizia in un'epoca in cui, almeno in Italia, si è spenta la moda di Eataly.
L'idea di Farinetti era quella di fidelizzare i clienti con gli assaggi, le degustazioni, più uno story-telling sulla bontà unica dei prodotti presenti sui banchi di vendita.
 Il successo di Eataly nel mondo è stato veloce e strepitoso, Giappone escluso; ma in Italia l'effetto novità sembra ormai tramontato e l'impresa sta vivendo le sue prime difficoltà.
Si intuisce che il nuovo centro commerciale FICO  dovrebbe essere, nelle intenzioni del suo principale proprietario, un contenitore traino di tutte le altre attività Eataly, una specie di capitale dell'impero di Oscar Farinetti.
100mila metri quadri di enogastronomia italiana e mille aziende rappresentate su dieci ettari possono destare interesse. 
Con 2000 cultivar, 200 animali e 40 fabbriche di produzione vegetale e animale FICO può essere trainante per il territorio in cui sorge e può influenzare anche tendenze di sviluppo nazionale come è già accaduto con i negozi di Eataly.   Ma le critiche fioccano: "FICO", probabilmente, non rappresenta la realtà della filiera "bassa" in agricoltura, nè i valori di un'agricoltura verde e sostenibile, finalizzata al benessere di tutti. 
Farinetti, inoltre, soffre della fama dell'imprenditore eccessivamente spregiudicato e l'amicizia con Renzi, che molto gli aveva giovato all'inizio del suo successo, ora sembra più ingombrante. 
Molti studenti bolognesi contestano l'alternanza scuola-lavoro a Fico Eataly World, che prevede l’obbligo per gli studenti dell’ultimo triennio delle superiori di fare un’esperienza formativa.
Farinetti, dicono gli studenti dei collettivi studenteschi di Bologna, non manca certo di risorse finanziarie per assumere e invece sta proponendo esperienze di scuola-lavoro che sono forme di sfruttamento degli studenti che lavoreranno gratis nel grande centro.
Marta Fana, ricercatrice all’università Sciences Po di Parigi, autrice di  "Non è lavoro, è sfruttamento",  sostiene che bisognerà vedere quante saranno le assunzioni stabili e quanti i contratti di somministrazione, del tutto precari, prodotti da FICO. 
La ricercatrice contesta i finanziamenti, i "400.000 Euro", dati dalla Regione Emilia-Romagna a Farinetti per la formazione professionale, e il fatto che si utilizzeranno migliaia di studenti in alternanza scuola-lavoro e lavoratori assunti con contratti a tempo limitato. Per molti critici FICO è l'ennesimo prevedibile centro commerciale, per altri può invece essere un buon valorizzatore del comparto agroalimentare.
Sembra che non si riesca mai a trovare un compromesso utile tra la sacrosanta esigenza dell'alternanza scuola-lavoro e il diritto degli studenti a non essere sfruttati da imprenditori senza scrupoli.
E rimangono senza risposta le domande sull'agricoltura biologica, sulla sostenibilità, trasparenza e tracciabilità dei prodotti, sul sistema commerciale dell'agroalimentare, sulla relazione tra grandi aziende e piccoli indotti, sul consumo equo e sulle macrotendenze del consumismo moderno.
L'unica cosa certa è il salario dei lavoratori di FICO: magrissimo.