30 dicembre 2014

L'Italia, il parcheggio della scuola, la teoria delle finestre rotte...


Nel 1969, il prof. Philip Zimbardo dell'Università di Stanford, California, programma un esperimento di psicologia sociale. Parcheggia due auto e le abbandona.  
Le due auto sono identiche, stessa marca, stesso modello, stesso colore. Una la lascia nel South Bronx, quartiere povero ad alta densità criminale di New York. L'altra la abbandona a Palo Alto, San Francisco Bay Area, Silicon Valley, in una zona ricca e tranquilla della California, non lontana dall'Università di Stanford. 
L'auto nel South Bronx "perde" le ruote dopo due ore, poi gli specchietti, poi la radio, durante la prima notte le viene sottratto il motore. Tutto quello che resta dell'auto, ma che non può essere rubato, viene danneggiato e poi distrutto. 
L'auto abbandonata a Palo Alto, invece, rimane perfettamente intatta per 7 giorni. 
Dopo 7 giorni il prof. Zimbardo decide di rompere un vetro dell'auto fino a quel momento intoccata. Poche ore dopo iniziano i furti, le violenze e gli atti vandalici che riducono l'auto nelle stesse condizioni di quella abbandonata nel Bronx.
La verità è che un vetro rotto in un'auto abbandonata trasmette un senso di deterioramento, di disinteresse, di sciatteria, comunica la rottura dei codici di convivenza, l'assenza di norme, di regole.
E' come dire al passante: qui la legge non esiste, è tutto inutile. 
Ogni nuovo attacco subito dall'auto ribadisce e moltiplica  tale idea, fino all'escalation di atti, sempre peggiori, incontrollabili, col risultato finale di un "tanto peggio, tanto meglio", di una violenza irrazionale che cresce.
In esperimenti successivi James Q. Wilson e George L. Kelling sviluppano la teoria delle finestre rotte con la conclusione che la criminalità è più alta nelle aree dove l'incuria, la sporcizia, il disordine e l'abuso sono più alti.
Se si rompe un vetro in una finestra di un edificio e non viene riparato, saranno presto rotti tutti gli altri. Se una comunità presenta segni di deterioramento e questo è qualcosa che sembra non interessare  a nessuno, allora lì si genera la criminalità. Se sono tollerati piccoli reati come parcheggio in luogo vietato, superamento del limite di velocità o passare col semaforo rosso, se questi piccoli “difetti” o errori non sono puniti, si svilupperanno “difetti maggiori” e poi i crimini più gravi. Se un governo, invece di costruire carceri e assicurare i ladri alla giustizia, emette decreti "svuota-carceri", si insinua il sospetto che non c'è giustizia, che tutto sia inutile, che per un cittadino non sia possibile vivere in una comunità civile, ordinata, senza spazio per corruzione, estorsioni e crimini.
Considerate le aree periferiche delle grandi città italiane, i grandi caseggiati senza servizi, le strade trasformate in discariche, i campi rom senza leggi o regole; le "terre di nessuno" sempre più frequenti non solo nelle più remote aree del pianeta, ma anche nei nostri centri abitati, nelle nostre regioni.
Se parchi e spazi pubblici sono gradualmente danneggiati e nessuno interviene, questi luoghi saranno gradualmente abbandonati, lasciati all'incuria e infine conquistati da teppisti e criminali. 
Se a casa un genitore accetta che i figli usino espressioni volgari, il clima morale e culturale della famiglia peggiorerà, e cadrà anche la qualità dei rapporti interpersonali tra i membri della famiglia. 
La teoria delle finestre rotte ci fornisce un'ipotesi valida a comprendere il degrado della nostra società e la mancanza di valori universali, l'assenza di rispetto per l'altro, il mancato rispetto delle leggi, la degenerazione della società, la corruzione  a tutti i livelli. Se si crea la convinzione che il Paese è in stato d'abbandono nessuno crede più nella sua riscossa morale e civile. 
Inoltre, una scuola sempre più colpita dai tagli finanziari, svuotata di spessore e prestigio, fa fatica a istruire e, ancor di più, a fornire educazione civica. Una scuola debole genera "un paese con finestre rotte", con tante finestre rotte che nessuno sembra più disposto a riparare.
Se un allievo dice una brutta parola e nessun docente interviene, anche gli altri studenti si sentono in diritto di usare la stessa espressione con la medesima sciatteria. Ho spiegato che non c'è luogo più nobile e straordinario della scuola, un luogo sacro per l'importanza del lavoro che vi si conduce ogni giorno, e pretendo che nessuno, per nessuna ragione, venga meno al rispetto del luogo e al decoro necessario per starci, e starci bene.
Il degrado infetta; il decoro cura.
E' come un parcheggio. Finchè è pulito nessuno butta cartacce. 
Se qualche maleducato inizia a gettare buste vuote di patatine e bottiglie di vetro che nessuno raccoglie, dopo un po' il parcheggio si riempie di immondizia.
E' successa la stessa cosa a novembre scorso nel parcheggio della mia scuola e così, dopo aver parlato della teoria delle finestre rotte con la classe, d'accordo con tutti i miei studenti, ho chiesto alla collaboratrice scolastica qualche guanto di gomma e qualche sacco di plastica: così io e la mia classe terza, istituto tecnico agrario, abbiamo ripulito interamente il parcheggio. 
Alla fine, parcheggio pulitissimo e ragazzi orgogliosi e contenti. 
La teoria delle finestre rotte ha funzionato: quelli che buttavano i sacchetti di patatine, vedendo il parcheggio pulito, non l'hanno più sporcato.
E poi s'è sparsa la voce: non si sporca più.
Il degrado produce degrado. Il decoro produce decoro.
Ho ripetuto l'operazione con i miei studenti lo scorso 23 dicembre, dopo l'assemblea scolastica, parcheggio della palestra, presso la scuola centrale. Parcheggio pulito, sono sicuro che ora non butteranno più cartacce. Una collega mi ha rimproverato a voce alta: "fallo fare a loro", intendendo, per "loro", gli studenti.
Io invece penso che gli studenti capiscano quello che facciamo, non quello che diciamo di fare.
E, in fondo, l'Italia di oggi è come il parcheggio della scuola. 
Piena di gente, troppa, che guarda il degrado e non fa niente...
ITALY & WORLD

AUGURI ai lettori: buon 2015!

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PAOLO GIUNTA LA SPADA 

4 dicembre 2014

Assassini in giro per l'Italia.

Roma, 20 marzo 1979. 
Mino Pecorelli è appena uscito dalla redazione del periodico da lui diretto. Quattro colpi di pistola calibro 7.65, tre nella schiena, chiudono la sua vita.

Gli imputati, accusati di essere mandanti dell'omicidio, sono Giulio Andreotti, Claudio Vitalone, Pippo Calò e Gaetano Badalamenti. 


Michelangelo La Barbera e Massimo Carminati sono imputati come esecutori materiali dell'omicidio.


Nessuno, tra appelli, prescrizioni e rinvii, sarà condannato.

In Italia succede spesso.

A uccidere Mino Pecorelli furono proiettili molto rari, i Gevelot. 
Gli stessi proiettili furono trovati nell'arsenale della banda della Magliana, scoperto dalla Polizia nel 1981. 
L'arsenale era in uno scantinato di Via Listz, 34, all'EUR, all'interno del Ministero della Sanità...

Antonio Mancini, ex-killer della banda della Magliana, ha raccontato, nel 2007, che l'assassino di Mino Pecorelli era Carminati. 

Carminati era autore di molti altri delitti.

Questo è il nostro Paese.

Un luogo dove gli assassini, i ladri e gli infami, 30 anni fa come oggi, girano tranquilli e in libertà, uccidono e rubano d'accordo con i politici loro complici.

Tra i politici di tutti i partiti, compresi quelli del PD (tra i quali emerge Luca Odevaine, ex braccio destro di Veltroni), spiccano i politici della Destra: Alemanno in testa, il "difensore dei valori della famiglia e della Patria".


Come il marito della Mussolini, trovato a letto con delle minorenni ai Parioli, anche lui, come la moglie, dichiaratamente, "chiesa, Patria e valori della famiglia" (a chiacchiere)...


Questa è un'Italia che affonda nel crimine e puzza di falsi, ipocriti e ruffiani...


Vi piace questa gente, siete come loro? 

O vogliamo riprenderci l'Italia, l'Italia che è nostra?











Italy & World Blog

  

3 dicembre 2014

E' secondario?


A scandalo si aggiunge scandalo. 

Il Presidente del Consiglio dice che è "secondario" che la gente non vada a votare. 

Ma sì, l'importante è che vada avanti questo "comitato d'affari" che si chiama "politica"...

Tale "politica" sta rottamando lo Stato e la democrazia italiana, favorisce i "soliti noti", danneggia la democrazia, danneggia gli italiani che lavorano.

Roma, l'Italia, anche il piccolo Comune delle Marche dove risiedo, rischiano il commissariamento.

La colpa è anche degli italiani tutti: quanti criticano i politici e poi vanno a "parlare" con il Sindaco quando devono fare qualcosa di abusivo o illegale? 
Quanti scavalcano la coda in ospedale perchè conoscono il primario, hanno l'amico, il cugino e il parente? 
Quanti, quando si tratta dei figli, sfoderano il più amorale "familismo", descritto ormai ampiamente nella letteratura storica e sociologica, e trovano sempre le giustificazioni per comportamenti che non hanno nulla di rispettoso dello Stato e, soprattutto, del bene comune?

L'Italia sembra una fabbrica di giustificazioni.

Si giustifica il falso in bilancio, non si fa nulla contro la prescrizione, o contro il riciclaggio finanziario. 
In più si svuotano le carceri lasciando migliaia di delinquenti liberi fare danni.

Pessimista?
Mai stato, nè lo sarò oggi.

Ho girato il mondo per 30 anni e ovunque ho trovato italiani con una marcia in più, carichi di intelligenza, creatività, dotati di senso del dovere e spirito di sacrificio.

Geografia e storia hanno dato a noi italiani la capacità unica di elaborare sintesi. 

Ma per fare sintesi si deve mettere ordine. 
La politica, questa politica, tutta questa politica, va rottamata.

L'Italia che amiamo e di cui vogliamo essere orgogliosi deve azzerare la modalità politica che negli ultimi 20 anni ha fatto solo i suoi interessi e gli interessi dei monopoli che rappresentava e rappresenta.

Rafforzare lo stato liberale e democratico e rottamare la politica che è causa di corruzione.

Una grande riforma. Fissare gli stipendi di politici di qualsiasi mansione a un tetto massimo di 5.000 Euro nette al mese. Abolire tutti i privilegi, gli uffici gratis, le segreterie al seguito, le utenze gratuite, i viaggi gratis, le auto con autista, l'assistenza sanitaria e le cure dentistiche (!) per la famiglia. Troppo poco 5.000 Euro? No. La politica deve essere servizio e 5.000 Euro bastano e avanzano. Questa è la madre di tutte le riforme perchè libererebbe l'Italia di tutti coloro che intraprendono la carriera politica per i soldi e i privilegi che offre. D'altro canto 5.000 Euro sono più del triplo di uno stipendio di un insegnante di scuola superiore!
Parlamentari, Presidenti di Regione e Provincia, Sindaci e Assessori possono guadagnare il triplo di quello che guadagna un docente.  
Poi si devono ridurre le pensioni dei politici in proporzione a tale riforma. 

Abolire le partecipazioni dello stato nelle cosiddette aziende partecipate. Sono poltrone di nomina politica che hanno stipendi politici astronomici. Sono almeno 11.000.

Abolire il Senato. Senza fare finta di abolirlo

Camera dei Deputati con 420 deputati in linea i numeri delle grandi democrazie del mondo.

Comune, Provincia, Regione, Prefettura: due di queste 4 istituzioni, forse, sono di troppo. Si può discutere di che cosa serve al territorio: è un tema complesso, e va affrontato con grande rigore. Ma mantenere un poltronificio moltiplicato per 4 serve a sperperare denaro e blocca risorse per settori vitali.

L'Italia che amiamo e di cui vogliamo essere orgogliosi deve azzerare la modalità politica che negli ultimi 20 anni ha costruito una costante azione eversiva a danno dello Stato liberale e democratico.

4 anni fa scrivevo su questo blog:

http://paologls.blogspot.it/2010/02/in-italia-la-colpa-e-del-dottore.html

"In Italia succede spesso che ci siano degli scandali. 
Hanno rubato miliardi ai tempi di Tangentopoli, prima di Tangentopoli e dopo Tangentopoli. La società italiana sembra malata di questo cancro di disonestà e corruzione che non si riesce a curare.

Se un dottore dicesse che hai il cancro e che ti devi fare la chemioterapia, facendo le corna da bravo italiano, sarebbe difficile prendersela con il dottore. Il cancro è cancro e va curato seriamente. Va tolto, eliminato, disintegrato, per guarire. Io, dall’Italia, vorrei eliminarlo. Mi secca molto quando parlando con gli stranieri mi dicono “Italiani: mafia”.

Ma in Italia non la pensano così: se l’Italia ha il cancro la colpa è del “dottore”, cioè dei magistrati che scoprono il ladro dei soldi che appartengono allo Stato, il ladro di quell’Italia che tutti dicono di amare, ma che pochi amano veramente e tanti sfruttano e infangano. In Italia la colpa è del dottore che scopre il cancro. Quanto alla cura nessuno ne vuole sapere. Teniamoci il cancro, sembrano dire molti italiani che col cancro convivono benissimo. Del resto si sa, in Italia si mangia bene, il clima è buono, (...)  gli italiani sanno come arrangiarsi e tutti “tengono famiglia”.
(...)
E così (...) stanno distruggendo l’Italia di Garibaldi e Mazzini, di Verdi e Marconi, di Rosselli e Pertini, di Mattei e Falcone. 

Stanno distruggendo l’Italia nostra, questo Paese che amiamo e veneriamo con passione da quando ci siamo nati, cresciuti, vissuti, da quando abbiamo respirato i suoi mali, ma anche tutte le sue bellezze e la sua forza, le sue tradizioni e la sua unicità, l’italianità di cui siamo orgogliosi protagonisti e testimoni e senza la quale la storia del mondo non sarebbe la stessa.
http://paologls.blogspot.it/2010/02/in-italia-la-colpa-e-del-dottore.html

© RIPRODUZIONE RISERVATA PAOLO GIUNTA LA SPADA

30 ottobre 2014

Un partito alla sinistra del PD?


Una volta, prima della crisi che travolse la prima Repubblica, c'era il cosiddetto "grande Partito Comunista". 
Fondamentale per l'opposizione ai governi democristiani il PCI si trasformò, con il passar del tempo, in un partito che cercava di assomigliare ai partiti socialisti europei, anche se il legame con l'URSS rimase indissolubile fino al crollo definitivo dell'Unione Sovietica nel 1989.

Ogni volta che il PCI  "sterzava" a destra, per la "salvaguardia degli interessi nazionali", si produceva un partito alla sua sinistra, più "duro e puro", e poi un altro ancora, ancor più "comunista" e ancor più duro e puro, ancor più a sinistra.
Tutto fino all'estinzione, poi il "gioco" ricominciava.
Tutti questi partiti erano viziati da una più o meno marcata visione storicistica, spesso di stampo marxista leninista, a volte con un orientamento movimentista dettato dalle contingenze, o dalle mode e tendenze dell'epoca. 

Tutti questi partiti e partitini ereditavano dalla tradizione comunista la convinzione di possedere la "Verità" e di rappresentare una morale diversa da quella dei comitati affaristici di stampo democristiano e mafioso.
Quest'ultima convinzione è stata, almeno in parte, smentita dalle ricerche di Guido Crainz negli archivi storici dell'Istituto Gramsci, ricerche dalle quali appare che il tema dei finanziamenti occulti al Partito creava diffuse occasioni di costante corruzione. 

Il Partito Comunista ebbe, nonostante tutto, la capacità di svolgere un'opposizione utile al Paese, anche se l'alleanza atlantica di cui l'Italia ha sempre fatto parte costituiva un fattore di impedimento politico che poneva l'Italia in uno stato di stallo politico e di perpetua permanenza al governo della Democrazia Cristiana. 

Il crollo dell'URSS, Tangentopoli, l'ingresso di Berlusconi in politica, l'evoluzione politica del PCI a PDS e poi a PD sono fasi che, chi ha la mia età, ricorda perfettamente.

Anche in questi ultimi 20 anni, però, a dispetto di un mondo che è radicalmente cambiato il problema dell'identità della Sinistra è rimasto.
Il fallimento mondiale dei regimi comunisti, dittature incapaci di realizzare il benchè minimo cambiamento vagheggiato nella filosofia politica, nella teoria e nella propaganda, si è accompagnato all'incapacità della Sinistra di darsi una nuova identità liberale e democratica.

La vecchia visione storicistica, quella che Popper confutò in "Miseria dello storicismo", rimane come una radice alla quale non si vuole rinunciare, una sorta di confuso nostalgismo pseudo-rivoluzionario. 

Non credo che esista uno spazio politico, oggi, per tali obsolete logiche di rappresentanza politica.
Anche molto recentemente il magistrato Ingroia, e, qualche anno fa, i Bertinotti e i Diliberto, hanno dato dimostrazione di come sia fallimentare mantenere le forze dell'opposizione ancorate a ideologie superate dalla Storia e ampiamente fallite.

D'altro canto il PD di Renzi è diventato un "partito liquido" che tende a produrre politiche concordate al di fuori del Parlamento e fuori dal dialogo con il Paese reale; pertanto, difficilmente può garantire una autentica tenuta della democrazia nel nostro Paese.

Si tratta quindi di ritornare ai principi liberali e costituzionali del 1946, di ricomporre un'identità di nazione e un'identità democratica che, dal dopoguerra ad oggi, nessuna forza politica ha mai garantito, o anche solo tentato di attuare pienamente.

Non lo fecero i cattolici, non lo fecero i comunisti. 

Se si vuole salvaguardare la democrazia in Italia si deve creare una forza liberale, democratica, antifascista, capace di lottare per i diritti democratici, per la partecipazione politica alle scelte del Paese, per la ricostruzione di un Paese che ritrovi motivi fondanti, programmi, futuro.

Se si vuole un Paese di cui essere orgogliosi è necessario fare i conti con la storia e con il passato: 
non solo il passato di un fascismo che si tenta vergognosamente e scandalosamente di riabilitare, ma tutti i "passati": 
quelli del riciclo post seconda guerra mondiale dei fascisti nel PCI, quelli dei finanziamenti URSS al PCI da Stalin al 1989, quello delle connivenze del PCI  e suoi derivati più recenti con le tangentopoli dei tempi moderni.

Non si tratta quindi nè di superare i concetti di Destra e Sinistra, nè di rilanciare una Sinistra con tutto il suo vecchio apparato di slogan vecchi un secolo, ma di ripartire dal percorso ideale della nostra Repubblica nata dall'esperienza e dalla cultura della Resistenza e della libertà.

Non credo in un nuovo partitino che, con fondamenti ideologici assai incerti e discutibili, e pieno zeppo di ex del mondo vetero-comunista, possa nascere alla sinistra di Renzi.

L'alternativa al liberismo selvaggio, alla legislazione di emergenza, all'attacco costante ai diritti dei lavoratori, non passa per un ritorno a ideologie superate dalla storia e a vecchi modi di fare politica.

Infatti Renzi non ha successo perchè governa bene: Renzi ha successo perchè, come Berlusconi nel 1994, nel 2001 e nel 2008, non ha alternative credibili.

E' in questa patologia sistemica, tutta italiana, che si consuma il dramma del nostro amato Paese.


Il vuoto politico, di questa politica, accresce il continuo deteriorarsi della nostra democrazia.


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PAOLO GIUNTA LA SPADA


15 ottobre 2014

Roma, 16 ottobre 1943.


La mattina del 26 settembre 1943 Gennaro Cappa, Capo dell'Ufficio Razza della Questura di Roma, telefona a Dante Almansi, presidente dell'Unione delle Comunità Israelitiche Italiane, e all'avvocato Ugo Foà, presidente della Comunità Israelitica di Roma: alle 18.00 dovranno essere a Villa Volkonsky dove li aspetterà  il tenente colonnello Herbert Kappler, comandante delle truppe tedesche che hanno occupato Roma.

Due giorni prima, il 24 settembre, Kappler ha ricevuto un telegramma strettamente riservato dal capo della polizia tedesca, e ministro dell'Interno, Heinrich Luitpold Himmler. 

Il telegramma dice testualmente: 
“Tutti gli ebrei, senza distinzione di nazionalità, età, sesso e condizione, dovranno essere trasferiti in Germania ed ivi liquidati. Il successo dell’impresa dovrà essere assicurato mediante un'azione a sorpresa” 

Nonostante il telegramma, all'incontro del 26 settembre con Foà e Almansi,  Kappler dichiara : "... non sono le vostre vite, nè i vostri figli che vi prenderemo se adempirete alle nostre richieste. E' il vostro oro che vogliamo, per dare nuove armi al nostro esercito. Entro 36 ore dovete portarci almeno mezzo quintale d'oro puro. Se lo porterete non vi verrà fatto alcun male. In caso diverso 200 fra voi verranno presi e deportati in Germania alla frontiera russa, o altrimenti fatti fuori...”


Almansi e Foà tornano a casa preoccupati, radunano i rappresentanti della comunità ebraica, informano con apprensione le famiglie: "dobbiamo consegnare mezzo quintale d'oro in 36 ore; ci ha promesso che, così facendo, nessuno ci farà del male..."

Il Lungotevere Cenci che porta alla Sinagoga, luogo di raccolta dell'oro, si riempie presto di una lunga fila di persone in coda. 
Tutti i romani ebrei, ma anche tanti romani non ebrei, si mettono in fila per consegnare gli "ori di famiglia".   La paura di non riuscire a raggiungere il mezzo quintale entro le 36 ore è forte. Il Vaticano fa sapere al presidente della comunità ebraica che ove non fosse possibile raggiungere i 50 chili nel termine fissato  garantirebbe la quantità mancante,   ma "non è un dono, solo un prestito che la comunità  restituirà a tempo debito…” racconta l'avvocato Ugo Foà.

L'oro viene portato, come stabilito da Kappler, a Via Tasso 155, entro il termine stabilito. La pesa dell'oro, diretta dall'arrogante capitano Kurt Schutz, è lunghissima e snervante; sembra che l'oro, già pesato nella Sinagoga, non sia sufficiente e gli ebrei cominciano a provare paura per l'esito della loro missione. Ma alla fine l'oro c'è tutto, anzi è molto più del necessario.
Almansi e Foà tornano a casa, raccontano della missione compiuta e nel "ghetto" si diffonde una certa soddisfazione e tranquillità. 

Nei giorni seguenti i nazisti circondano più volte la Sinagoga e le biblioteche della comunità ebraica; se le chiavi non sono immediatamente disponibili aprono con la forza le porte, portano via tutte le opere d'arte e molti preziosi manoscritti antichi. Perquisiscono e sequestrano gli indirizzi di tutti gli ebrei nei diversi quartieri di Roma: nel "ghetto", a Monteverde, a Testaccio, a Trastevere, al Trieste-Salario, nel centro della città... 

Il 30 settembre, Capodanno del calendario ebraico, con i soldati nazisti ci sono due professori tedeschi, presunti orientalisti ed esperti di storia antica, che, nell'analizzare le antiche carte, mostrano meraviglia e ammirazione. Questi due personaggi, forse, oltre a catalogare i capolavori da requisire, avevano l'ordine  di fingere rispetto per la cultura ebraica al fine di non agitare troppo i presenti e sviare le preoccupazioni degli ebrei. 
In effetti gli ebrei si sentono tranquilli. 

Sono romani e abitano a Roma da secoli, si sentono italianissimi come gli italiani, e forse più di tanti italiani.  Moltissimi di loro sono stati fascisti fino alle leggi razziali del 1938.
Con le leggi del 17 novembre del 1938, promosse dal fascismo e firmate dal re d'Italia Vittorio Emanuele III, gli ebrei vengono licenziati da tutti gli impieghi pubblici. Nelle scuole vengono espulsi professori e studenti. Vengono limitate e gradualmente del tutto vietate le professioni libere, l'apertura dei negozi, l'impiego nelle aziende private.
Ma ora, nonostante tutto, nei 9.000 ebrei abitanti a Roma, prevale la fiducia.

E poi Kappler è stato chiaro: "nessuno di noi sarà toccato se riusciremo a consegnare almeno mezzo quintale d'oro. E' stato fatto!..." si dice la sera in ogni casa.
Prevale l'ottimismo, del resto perfino diversi fascisti, nella Roma del settembre 1943, mostrano un non totale allineamento con le disposizioni sulla razza e, inoltre, non tutti amano i tedeschi che si comportano come truppe d'occupazione arroganti anche con i "camerati" italiani.

Si fa anche affidamento sul carattere di Roma "città aperta", grazie alla presenza del Vaticano e della Chiesa cattolica.

Gli ebrei romani sono tranquilli.
Nessuno dà ascolto alle voci che girano, la sera del 15 ottobre, in alcune case del ghetto, voci riportate da una donna di servizio che parla di retate imminenti.
In realtà alle 23.00 del 15 ottobre vengono arrestati presso l'albergo Vittoria di Roma i coniugi Sterberg  Monteldi, ebrei in fuga da Trieste in possesso di passaporto svizzero e, a giudicare dai documenti in loro possesso, non ebrei; ma la notizia non trapela e non arriva alla comunità ebraica.

Alle 5.25 del mattino del giorno dopo, sabato 16 ottobre, nel ghetto quasi tutti dormono. 

Il proprietario del caffè del Portico d'Ottavia, che viene da Testaccio dove abita, ha visto parecchi tedeschi, ma non si è insospettito. Ha già accesso la macchina del caffè e sta aprendo.  
Qualcuno è uscito presto dal ghetto, è già andato a far la coda per prendere le sigarette.

Poi si sente il passo cadenzato dei militari che in pochi minuti diventano centinaia, poi gli ordini in tedesco, infine arrivano i camion. 

Il ghetto è circondato. 

Nessuno può uscire.  

370 soldati e 30 ufficiali, guidati dalle famigerate squadre speciali "Einsatzgruppen", fatte affluire dalla Polonia agli ordini del capitano delle SS Theo Dannecker, chiudono ogni accesso al ghetto. 

La prima a dare l'allarme è una ragazza, la nipote di Laurina S.: uscendo da casa in via della Reginella ha appena visto portar via un'intera famiglia con sei figli, tira dritto, ma prima di svicolare urla alla zia: "Zia, vai via, portano via tutti!..." 

Laurina capisce, non si fa troppe domande, scende in strada, ha una gamba ingessata per un incidente di qualche giorno prima, porta con sè tutte le sigarette che ha in casa. Le offre a due tedeschi, uno ha forse 25 anni, l'altro è sui 40, forse di origine austriaca o tirolese. 

Capiscono qualche parola di italiano. Laurina dice più volte "ospedale!", "ospedale!" mostrando affranta la gamba ingessata. I due militari accettano le sigarette e la fanno passare: se ne va. 
L'operazione è ancora agli inizi. 
Laurina si gira e urla alla finestra della sua vicina di casa: "Sterina! Sterina!". 
"Che c’è? Che strilli?", risponde la vicina dalla finestra. 
"Vattene, stanno a portà via tutti!" 
Sterina risponde "Vesto pupetto e scendo...", ma appena scende non ci sono più i soldati di origine austriaco-tirolese, ma una squadra di SS che fa salire lei e il pupo sul camion.

Il rastrellamento procede casa per casa. 

I nazisti temono una sollevazione popolare, hanno fresca la memoria di quello che hanno subito a Napoli 15 giorni prima, non si fidano delle reazioni degli italiani che assistono alla scena dai quartieri vicini, non vogliono intoppi nello svolgimento dell'operazione. 
Consegnano ad ogni famiglia un biglietto in tedesco e in italiano, rassicurano e raccomandano di portare un bagaglio con viveri per 8 o 9 giorni e... bicchieri... 
Si sparge la voce, che è anche una speranza: "che si  operi un temporaneo trasferimento in un luogo di lavoro!... Del resto, perchè chiederebbero di portare dei bicchieri? Perchè chiederebbero di chiudere la casa e prendere la chiave?"

Il biglietto:
1) Insieme con la vostra famiglia e con gli altri ebrei appartenenti alla vostra casa sarete trasferiti.
2) Bisogna portare con sè viveri per almeno 8 giorni, tessere annonarie, carta d'identità e bicchieri.
3) Si può portare via una valigetta con effetti e biancheria personali, coperte, eccetto danaro e gioielli.
4) Chiudere a chiave l'appartamento e prendere la chiave con sè.
5) Gli ammalati, anche casi gravissimi, non possono per nessun motivo rimanere indietro. Infermeria si trova nel campo.
6) Venti minuti dopo la presentazione di questo biglietto, la famiglia deve essere pronta per la partenza.

Nonostante le rassicurazioni, e le speranze, a chi non apre viene sfondata la porta, e molti vengono trascinati, spinti per le scale, colpiti con il calcio della pistola.
Il rastrellamento del ghetto va avanti fino alle ore 14.00. Dal ghetto  vengono portate via 1259 persone: 689 donne, 363 uomini e 207 bambini.
Il rastrellamento procede in altri quartieri di Roma, in particolare a Testaccio, a Monteverde, a Trastevere, al Trieste Salario. 
Vengono condotti sui camion altri mille ebrei circa.

In via Brescia 29 muore per lo spavento l'anziana Sofia Soria. 

In via Flavia 84 viene prelevato anche Beniamino Philipson, sulla sedia a rotelle di invalido, malato di una grave forma del morbo di Parkinson. 

In via Adalberto, nei pressi di piazza Bologna, viene portato via Ennio Lanternari, un bambino di 4 anni che è solo in casa, la nonna è scesa un attimo a comprare il latte.  Lo trascinano via terrorizzato e nell'atrio d'ingresso del palazzo trovano anche la nonna che torna: portano via tutti e due.

Racconta Giancarlo Spizzichino, Responsabile dell'Archivio Storico Ebraico:
"La maggioranza degli ebrei deportati quel 16 ottobre non abitava al Ghetto; io, per esempio, abitavo all'inizio di Via Dandolo assieme  ai miei genitori, mia sorella e i miei nonni paterni. Avevo poco più di 5 anni, ricevemmo una telefonata il 16 all’alba, un conoscente ci disse: scappate stanno prendendo tutti gli ebrei di Roma! Fino a quel momento non avevamo avuto alcun sentore, come tanti altri ebrei romani. La comunità non sospettava alcuna razzia, un po’ per i 50 kg d’oro consegnati a Kappler, un po’ perché ci sentivamo tutti gli “ebrei del Papa”, quelli che sarebbero stati protetti. Io era a letto con la febbre alta a causa di un’iniezione di antitetanica; mi misero una sciarpa, faceva molto freddo, e scappammo verso Piazza San Cosimato. A poche decine di metri dal portone, ci si parò davanti un soldato italiano che allargò le braccia e disse: “Non di qua”, ancora oggi non so come abbia potuto intuire che stessimo fuggendo, che fossimo ebrei. Ricordo vividamente la sua divisa e le fasce che i soldati mettono alle caviglie; se fossimo andati dritti ci avrebbero presero tutti. Deviammo quindi per Via Manara, mio nonno aveva un negozio di merceria e  una donna che si riforniva da lui, ci accolse a casa sua e ci nascose."


Anche Settimio Calò si salva. Uscito di casa presto, va a fare la coda per avere le sigarette, torna a casa molto tardi quando è tutto finito. La moglie, i suoi 10 figli, il più grande 21 anni, il più piccolo di soli 4 mesi, non ci sono più. Vorrebbe uccidersi, ma resiste alla tentazione perchè ha speranza di ritrovare la sua famiglia, almeno qualcuno della sua famiglia. Non sarà così. La famiglia di Settimio non torna da Auschwitz.

Giacomo Limentani è un bambino di 8 anni, non è in casa, fugge su un filobus. All'altezza del portico vede buttare dei bambini, dal primo piano, sui camion. Con la sorella va a nascondersi nell'ufficio del padre, ma sulla porta trovano un grande cartello con il nome  di tutti i componenti della sua famiglia. Apre la porta dell'ufficio col terrore di trovarci dentro le SS; restano in quell'ufficio per tre mesi, senza aprire le finestre, senza fare rumore, sempre a piedi scalzi. Poi sono ospitati da un amico cattolico, e infine trovano rifugio per 8 mesi in un convento senza mai uscire da una cella senza finestre.

Lia Levi, 11anni, rimane 9 mesi in un convento di suore.

Molti sfuggiti alla cattura vengono aiutati dai frati dell'ospedale "Fate bene fratelli" sull'isola Tiberina: vengono vestiti da malati, o da infermieri. 
Altri trovano rifugio nelle case dei romani, nelle chiese, nei collegi religiosi.

I "rastrellati" del 16 ottobre vengono rinchiusi nei locali del Collegio Militare, in Via della Lungara.

Nella prima notte di arresto,  Marcella Perugia, di anni 23, dà alla luce una bambina. Con Marcella ci sono anche i suoi due figli, uno ha 6 anni, l'altro 5. Il marito di Marcella, Cesare Di Veroli, non era in casa durante il rastrellamento. 
Il 18 ottobre 1943 tutti i reclusi al Collegio Militare vengono trasferiti su camion telati alla Stazione Tiburtina.

Alla stazione, sotto costante controllo militare, vengono fatti salire su 18 vagoni per trasporto merci o animali, le cui porte vengono piombate con la fiamma ossidrica, e le poche aperture chiuse con il filo spinato.

Alle 14.05 del 18 ottobre il treno parte per Auschwitz.  

I giornali italiani, dal 16 al 18 ottobre, non riportano alcuna notizia, nè del rastrellamento, nè dell'arresto, nè del trasferimento alla stazione Tiburtina, nè della presunta destinazione.

Non c'è alcuna protesta ufficiale della Chiesa cattolica.

Sul treno solo un giovane riesce a crearsi un piccolo varco nel filo spinato e si getta, non visto, dal treno in movimento: si ferisce, ma si salva. E' Lazzaro Sonnino.

A Padova, dove il treno fa l'ultima sosta in Italia, l'ispettrice della Croce rossa Lucia De Marchi scrive sul suo diario:
 "...alle ore 12, non preannunciato, sosta alla nostra stazione centrale un treno di internati ebrei proveniente da Roma. Dopo lunghe discussioni ci viene dato il permesso di soccorso. Alle 13.00 si aprono i vagoni chiusi da 28 ore! In ogni vagone stanno ammassate una cinquantina di persone, bambini, donne, vecchi, uomini giovani e maturi. Mai spettacolo più raccapricciante s'è offerto ai nostri occhi. E' la borghesia strappata alle case, senza bagaglio, senza assistenza, condannata alla promiscuità più offensiva, affamata e assetata. Ci sentiamo disarmate e insufficienti per tutti i loro bisogni, paralizzati da una pietà fremente di ribellione, da una specie di terrore che domina tutti, vittime, personale ferroviarie, spettatori, popolo... "


Sempre durante la fermata del treno a Padova, c'è un giovane radiotelegrafista: Walter Chillin. Sente il pianto e i lamenti che vengono dal treno. Prende la mela che si è portato al lavoro, è lui stesso che lo racconta, l'avvicina al filo spinato da cui esce una mano. Un soldato tedesco gliela strappa e se la mangia. Poi minaccia di far salire sul treno anche lui. 

Dall'interno di un vagone chiedono soccorso per una donna che sta per partorire. 
Italo Lazzarini, il capostazione, chiama un'ambulanza; l'ambulanza arriva, ma i tedeschi non consentono il trasporto in ospedale. 

Alle 23.00 del 22 ottobre, dopo 4 giorni sui carri merci piombati, il convoglio di 18 vagoni giunge ad Auschwitz. 

Il giorno dopo inizia lo sterminio degli ebrei romani.


Nessun bambino è tornato da Auschwitz.

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PAOLO GIUNTA LA SPADA 










9 ottobre 2014

Il calcio, il tifo e l'identità di nazione.

Diciamo come stanno le cose: il tifo calcistico non è il massimo dell'intelligenza. 
Ognuno vede le cose con un personalissimo punto di vista che quasi sempre è molto lontano dalla realtà.
Si dovrebbe virare verso la sportività.

Prendete me: sono l'unico romano che nutre simpatia per entrambe le squadre romane, così mi prendo le critiche di tutti gli altri, compresi i tifosi fanatici di Roma e Lazio.
Non si può criticare Totti, uomo che non mi ha mai convinto quanto a lealtà sportiva; ma non si può neanche tifare per la Roma in Champions League perchè i laziali amici e parenti ti guardano male.
Inoltre, e questo aggrava la situazione, mi piacciono le squadre di provincia, le piccole e deboli rappresentative di provincia e di paese, che adoro.
Non mi piacciono le squadre per le quali gli arbitri hanno timori reverenziali, quelle che, e devo dirlo purtroppo, come la Juve e il Milan raggiungono record di favori arbitrali che superano di gran lunga l'incerta e accettabile linea dell'errore...
Come sempre: spero di sbagliarmi...

E vorrei aggiungere: chi perde, come a Torino domenica scorsa, è come sempre l'immagine dell'Italia e di noi italiani.
Tutti noi...

7 ottobre 2014

Son tanto brava. Una poesia ogni sera.




Son tanto brava lungo il giorno.
Comprendo, accetto, non piango.
Quasi imparo ad aver orgoglio
quasi fossi un uomo.
Ma, al primo brivido di viola in cielo
ogni diurno sostegno dispare.
Tu mi sospiri lontano:

Sembrami d'aver fra le dita la
stanchezza di tutta la terra.
Non son più che sguardo,
sguardo sperduto, e vene.

Sibilla Aleramo

29 settembre 2014

Una poesia ogni sera. Il mare, di Patrizia Cavalli.

il mare

Zao Wou Ki - qui - 
Ora ho capito, tu sei davvero il mare.
Ho preso la rincorsa e mi sono tuffata,
ti ho centrata, ma senza farmi male,
tu non più bruna ma bionda, gli occhi cerulei,
e nuotavo nuotavo sulla tua molto
accogliente superficie.
Tu in piedi poi altamente signorile
pompaduresca con i capelli alti
e costruiti, ossequiente io a tanta signoria,
timida e distante ti guardavo, felice
sapevo che eri mia.



Come in presenza tu, per tua virtù,
del corpo che ti tiene, intera ora appari,
materia compattissima, tuo spazio
tuo presente, tutta presente in questa
superficie, sicurezza della pelle, tu senza
nostalgia, senza passato, rappresa nello spazio
e nel presente, monade stretta che non si lascia
entrare, chiesa severa erta
che si basta in se stessa e non decade,

e io sempre rubata e mescolata
in liquido volatile che espatria,
fiume corrente che non raggiunge il mare,
pensiero sciolto, perduto e mai raccolto,
in sperpero autunnale. 

Patrizia Cavalli

28 settembre 2014

Il bluff...

Della Valle dice che Renzi e Marchionne sono un bluff.
Marchionne paga le tasse a Londra, ma prende l'assistenza di Stato da Roma, Roma che paga, e continua a pagare, e tanto, anche la cassa integrazione per molti dipendenti FIAT, un'azienda che ormai porta i profitti e gli investimenti all'estero (e nessuno protesta, nessuno dice niente)...
Che gente meravigliosa, che bella classe dirigente...

Tutti si lamentano!...

Renzi si lamenta degli stessi industriali e degli stessi giornalisti che 7 mesi fa lo hanno messo esattamente dov'è ora, alla Presidenza del Consiglio  (e senza elezioni), al posto di Letta (che stava facendo esattamente quello che sta facendo lui, ma non si dava le arie che si dà lui)...

E si parla di articolo 18... ma abolitelo, che problema c'è...
come se l'Italia cambiasse con l'abolizione dell'articolo 18...

La politica costa come prima.
Mafie e illegalità sono quelle di prima.
I vitalizi immorali sono quelli di sempre...
Gli sprechi delle mafie locali e delle aziende partecipate dallo stato sono sempre quelle.

L'unica novità è che si parla degli esami di stato della scuola superiore e si dice che si aboliranno i commissari esterni.
E che esami sarebbero allora?
Tanto varrebbe abolirli e non prenderci in giro.
Perchè quelle che chiamano riforme sono solo ed esclusivamente tagli.
Tagli e nient'altro che abominevoli, vergognosi tagli lineari.
Contro i cittadini italiani.
Contro l'Italia.

18 settembre 2014

Rottamatori...

Ha offeso personalmente e annientato politicamente uno dei dirigenti più in vista del PD, Enrico Letta, cattolico come lui, e a differenza di lui capace di usare l'inglese nelle sedi internazionali.

Doveva rottamare il vecchio, il disonesto, il preistorico.
Ed eccolo, tutti i giorni, a prendere il thè con Silvio Berlusconi.

Che singolare concezione dell'"Italia che cambia verso".
E che prodigioso spettacolo un Parlamento che, tra un pregiudicato e l'altro gradito all'ex-Cavaliere, invece di lavorare per gli italiani e per l'Italia sull'orlo della bancarotta, è fermo da settimane a discutere su chi può meglio fare gli interessi della Casta politica all'interno della Consulta e del CSM...

E che Paese è quello in cui i politici perdono il tempo a giocare per le "poltrone" e poi chiedono sempre più sacrifici senza essere riusciti, in mesi 7, a varare una legge elettorale che doveva essere pronta in una settimana?

E che classe dirigente è quella che bolla persone con opinioni diverse come presunti "gufi" che sarebbero contro l'Italia?

Chi si ricorda, nella storia d'Italia, a quale catastrofe ci condusse chi identificava la Patria con il governo (e l'uomo unico) al potere?


Si doveva rottamare il "putrido" del regime, ma forse si sta rottamando il carattere liberale e democratico della nostra civiltà.

Come sempre, per il bene del nostro amato Paese, spero di sbagliarmi...

13 settembre 2014

Una poesia ogni sera...

Ho sceso, dandoti il braccio

Ho sceso, dandoti il braccio,
almeno un milione di scale
E ora che non ci sei è il vuoto
ad ogni gradino.
Anche così è stato breve
il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora,
né più mi occorrono
Le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale
dandoti il braccio
Non già perché con quattr'occhi
forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo
che di noi due
Le sole vere pupille,
sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

Eugenio Montale


Montale nacque a Genova il 12 ottobre 1896. 
Lasciò il mondo il 12 settembre 1981 a Milano.

7 settembre 2014

State sereni...


Il Presidente del Consiglio detiene il potere da 7 mesi. 
Altrettanti ne aveva avuti per governare Enrico Letta. 
Renzi subentrò a Letta suscitando sorpresa, scetticismo o ammirazione. 
Ancora una volta il nostro amato Paese sceglieva il One Man Show, l'uomo che promette di risolvere tutto. 
Alle Europee avevamo la conferma. 

Gli italiani rimanevano senza alternative: un vecchio pregiudicato, ancora ricchissimo e potentissimo, da una parte, celebre per la sua incapacità di governo e la sua moralità bunga-bunga; e, dall'altra parte, un'opposizione non spendibile politicamente con un partito-movimento cristallizzato negli slogan deliranti del suo capo.
Bene, gli italiani, con voto plebiscitario, hanno dato fiducia a Renzi.  

Il Presidente del Consiglio, alla presentazione del DEF aveva dichiarato: "PIL a + 0,8% entro l'anno".
Invece, purtroppo, siamo in recessione, sotto zero.
Aveva detto il 15 maggio: "Subito 15 mila assunzioni nella Pubblica Amministrazione", ma nessuno le ha viste.
Il 23 maggio: "dal 2015, 80 euro anche a pensionati e partite IVA", ma ora non lo dice più.
Il 23 luglio: "Dal 1° settembre stanzieremo 43 miliardi per i cantieri". In realtà ne ha stanziati 3 scarsi.
Il 1° agosto: "Italiani andate in vacanza sereni, da settembre ci sarà una grande ripresa, col botto". 
Invece siamo in decrescita.
Il 21 agosto: "Il blocco salariale è solo una chiacchiera estiva". 
Invece adesso dichiara di voler confermare il blocco salariale anche nel 2015, pure per gli agenti di Polizia e i docenti della scuola superiore.
Il 24 agosto: "Il 29 agosto vi stupiremo con la riforma della scuola", ma, se si escludono le solite frasi sul merito (che evidentemente non riguardano Presidente del Consiglio e ministri che non sanno neanche parlare in  inglese nelle sedi internazionali), non è stata neanche presentata.
Il 28 agosto: "Assumeremo 100.000 insegnanti precari per eliminare le supplenze", ma il giorno dopo il Governo ha smentito la dichiarazione appena resa.
Noi insegnanti abbiamo già ripreso a lavorare nelle condizioni di sempre: niente soldi, zero mezzi, tecnologie da portare da casa nostra, sempre tanta buona volontà per assolvere alle mancanze istituzionali. 
La disoccupazione è in aumento e la tassazione sul mondo produttivo è insostenibile. 
Perchè tutto questo?

E' la "palude" che oppone resistenze al "vento del cambiamento" voluto da Renzi?
No, la realtà è che non c'è stato alcun cambiamento. 
Renzi, con un PD che lo ha seguito in massa solo per un calcolo di convenienze e poltrone, è lui stesso "la palude". 

E' lui stesso la "palude" perchè, invece di "volare" come aveva promesso agli italiani, è partito da un accordo, il celebre accordo del Nazareno (mai bestemmia toponomastica fu così grande), con il politico che più di tutti è responsabile dello sfascio dell'Italia di oggi: Berlusconi.
Invece di "non guardare in faccia a nessuno", come aveva promesso, ha stretto un accordo di ferro, in gran parte segreto, con il pregiudicato, ricco e potente, di Arcore.
La prima conseguenza degli accordi fatti alle spalle degli italiani è stata la scandalosa svendita di Raiway a Mediaset, alla faccia del libero mercato di cui tutti parlano, ma che nessuno nel nostro Paese protegge.


Le grandi corporazioni di questa Italia corrotta rimangono intatte, i super pensionati dei vitalizi presi in pochi anni di "lavoro" , gli stipendi dei super burocrati delle ottomila aziende partecipate dallo stato, le sublimi rendite degli evasori, gli stipendi dei parlamentari. 
Le tanto pubblicizzate riforme non hanno tagliato la politica e i suoi privilegi: nulla è cambiato.
Gli italiani lavorano, i monopoli rimangono e i politici "mangiano"...

L'unica riforma fatta è "la fecondazione eterologa assistita", legge che discriminerà ancora di più gli orfani e le coppie che vogliono adottarli permettendo a coppie ricche e razziste di fabbricarsi un figlio su misura, e senza neanche dirlo al figlio nel totale disprezzo dei diritti di chi nasce, cresce, vive.

Un problema, per noi tutti in Italia, è la sicurezza: Berlusconi, Monti, Letta e Renzi non se ne sono mai preoccupati perchè loro hanno le scorte pagate dallo Stato, cioè da noi, sì anche il milionario Berlusconi ha la scorta pagata dallo Stato.
Ora, quando un ragazzo muore ad un posto di blocco è sempre una immensa tragedia ed una sconfitta per lo stesso Stato che dovrebbe essere in grado di prevenire, o arrestare, e non di uccidere.
Ma io sono del tutto contrario al "linciaggio" che subiscono le Forze di Polizia in certi quartieri delle città, o quando ci sono incidenti con i cosiddetti "tifosi di calcio".
Insegno ai nostri giovani il sincero rispetto delle nostre Forze di Polizia e delle nostre Autorità.
La critica è una cosa, il rispetto delle Istituzioni va mantenuto sempre.
Vorrei anche capire perchè queste cose succedono sempre a certe persone.
Io sono stato fermato tante volte da controlli dei Carabinieri.
Anche a Roma, giovanissimo, durante il periodo del rapimento Moro quando succedeva che ti spianassero facilmente le pistole sulla fronte, specie in tarda serata.
Ma io parlavo, salutavo cortesemente, rassicuravo l'agente che stavamo tornando dal cinema,  tranquillizzavo l'agente che stava lavorando forse con troppa pressione e forse con un po' di impreparazione, o forse era reduce da troppe ore in condizioni impossibili.
Penso che le Forze dell'Ordine debbano migliorare la qualità dei loro servizi e la capacità di approccio con i giovani, ma anche i nostri giovani devono imparare l'educazione nei confronti dei Carabinieri e il rispetto della legge.
Fermarsi ad un posto di blocco è un obbligo, punto e basta.
Salutare con cortesia permette a chi lavora di decifrare con chiarezza la situazione.


Sono contrario anche a qualsiasi indulto o amnistia.
Infatti un Paese civile deve assicurare due cose:
- che i criminali siano messi in condizione di non nuocere alla società civile e ai singoli cittadini (in sostanza che vadano in galera e ci restino per il tempo della condanna)
- che ai criminali sia riservato un trattamento umano, civile, dignitoso, rieducativo delle qualità e capacità di ognuno di essi.
In un Paese civile si costruiscono nuove carceri.  
E si investe in questa grande opera di protezione del cittadino e prevenzione del crimine.
Invece che si fa in Italia? 
Periodicamente, ogni 4 o 5 anni, si liberano migliaia di ladri, violenti, rapinatori, stalker, truffatori, corrotti, corruttori, con un "colpo di spugna" che naturalmente funzionerà da prescrizione anche per una grande quantità di gravi reati finanziari.
Come ha riferito un report della Polizia di Stato relativo all'ultimo indulto, che aveva liberato meno delinquenti di quello attuale, il 95% dei criminali torna in carcere entro 4 mesi dalla liberazione.
Anche su questo tema Berlusconi e Renzi si sono messi d'accordo contro il parere degli italiani.

Per il resto, avete visto, è stata fatta una legge che abbassa la potenza degli aspirapolvere dell'Unione Europea.
Si dice, a Bruxelles, che serve per risparmiare la corrente. Ora, visto che per avere la medesima prestazione a corrente ridotta userò il doppio del tempo,  vi dico invece che una normativa del genere serve solo a quelle ditte tedesche che hanno appena lanciato una nuova linea di prodotti a consumi ridotti, o come si dice adesso, a "consumi verdi ed eco-compatibili".
Io insisto a dire che di un'Europa così ipocrita non so che farmene, ma resto positivo: noi italiani continueremo a lavorare nel senso dell'eccellenza, faremo il possibile e l'impossibile sul posto di lavoro, continueremo a tenere in piedi la società con il volontariato civile e culturale.
Dispiace vedere che comunque tanti, un po' troppi, continuano a stare in quella "zona grigia" che non si prende mai alcuna responsabilità, sta sempre a guardare, parla male e razzola peggio, non costruisce, non è Nazione.

6 agosto 2014

Pont du Gard, Provence.

Due settimane fa ero in Provenza, Francia. A 30 minuti di auto da Avignone: a Pont du Gard.

Il "ponte", patrimonio UNESCO dell'umanità, è un acquedotto romano. 
Intorno al 17 A.C., in epoca augustea, i romani costruirono l'acquedotto per portare acqua alla città romana di Nemausus, oggi Nimes. 
Portava in città, dalle sorgenti di Uzes, 20.000 metri cubi d'acqua al giorno. 
Nemausus aveva dei pozzi e delle fonti d'acqua: la costruzione dimostra quindi che i romani non pensavano all'immediato, ma lavoravano alacremente per il futuro.
In effetti l'acquedotto funzionò perfettamente per più di 500 anni e solo l'ignavia dei "barbari" ne decretò la fine.
Nella civiltà romana esisteva quella che gli inglesi chiamano "vision", una visione, un'immaginazione che permette di progettare il futuro, fare scelte e provvedere.
In effetti non si costruisce un'opera così immensa se non si ha una straordinaria visione del futuro. 
Pont du Gard mi ha fatto pensare alla "grandezza" dei romani antichi, che pure erano imperialisti feroci, e alla mancanza di visione degli europei di oggi.
I governi europei di oggi sono "incollati" agli interessi nazionali e alle richieste delle multinazionali che operano nel loro territorio di riferimento elettorale;
gli europarlamentari obbediscono alle banche che finanziano le città dove vivono, quando non sono, a spese nostre, a Strasburgo o a Bruxelles;
riferiscono alle agenzie di rating che sostengono i loro governi nazionali o pagano i loro progetti finanziari.
In questa Europa prevale la visione del presente, del gretto egoismo nazionale, del razzismo regionale, dell'eliminazione della diversità nel nome della globalizzazione europea e mondiale.
E' un'Europa che ha accettato le bugie dei britannici sulle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, e che ha operato per la distruzione fisica e politica di un regime laico, sebbene dittatoriale, in Iraq;
che ha accettato le tesi francesi sulla Libia scaricando sulle città libiche milioni di di bombe;
che assiste indifferente alle stragi in Siria e non vuole fare niente per fermare la guerra tra Israele e Palestina.
E' un'Europa che ha perso idealità, slancio, democrazia, liberalità.
Sembra che a Bruxelles l'unica cosa che conta sia consolidare il "modello Merkel", al fine di assicurare il potere delle aziende e banche che oggi ispirano i modelli economici e culturali di riferimento.
In Italia, invece di immaginare il futuro e costruirlo con il lavoro, si continuano a fare, senza cambiamenti di rilievo, le stesse promesse che faceva Berlusconi e che hanno condotto il Paese, in vent'anni, a ciò che è adesso.

Scuola e ricerca culturale e scientifica, che dovrebbero costituire il cuore di un Paese che ha bisogno di crescere, subiscono i tagli ciechi e la sciatteria di ministri e politici incompetenti
Si arriva, perfino, ad invitare Schettino all'Università di Roma.
E' un fatto gravissimo ed è vergognoso che un individuo del genere sia chiamato ad "insegnare". 
E' un segno di degrado civile, morale e culturale. 
Ed è una vergogna che giri "libero e beato". E aggiungo anche che, al di là della drammatica perdita di vite umane, quello che trovo pazzesco è che questo "signore" abbia abbandonato la "sua" nave mentre la gente a bordo moriva. 
Come se una maestra lasciasse la scuola prima dei piccoli, come se un prof fuggisse ancor prima dei suoi studenti. 
Spero che lo condannino severamente come merita (e come sarebbe condannato ovunque, al di là della morte procurata ad altri, per il danno incalcolabile che ha arrecato all'immagine del suo Paese).

E questo dovrebbe valere per chi ha fatto i "bunga bunga" e "proteggeva" la nipote di Mubarak, e, oggi, per chi parla l'inglese come un turista fai-da-te e fa ridere tutta l'Europa...



© RIPRODUZIONE RISERVATA Paolo Giunta La Spada
Foto di Paolo Giunta La Spada